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      Dio ci liberi dalle persecuzioni degli album, che oramai contano più martiri di Diocleziano. Se tra tanti pazienti ce ne fosse uno che si prendesse la briga di spogliarli tutti e poi tirarne il sugo, il buono non rende l'uno ogni diecimila, e in un tempo calcolatore e mercante come il nostro bisognerebbe essere un po' più economi di carta.
      Dal Lago Scaffaiolo scendemmo a Cutigliano per una scesa di cinque miglia quasi sempre tagliata a picco, con quanto piacere de' ginocchi, Dio te lo dica. Cutigliano è un paesetto che rimane sopra la Lima, e domina a poca distanza la strada dell'Abetone, aperta da Pistoia a Modena da Leopoldo morto, buon'anima, e resa quasi inutile da Francesco d'Este, mal'anima sua, vivo e verde per la grazia di Dio. Il paese è ameno, ben posto, fornito d'ogni bene, e tra le altre cose di belle montagnole da far tornare le corbellerie anco a un mezzo spedato, che se le sia sentite calare giù per quella scesa interminabile; sia per non detto. Qui è dove il nostro Pippo Pananti soleva passare due o tre mesi della grand'estate fuggendo le lastre roventi di Firenze; quell'aria pura, l'aspetto di quel paese tanto lieto e ridente, e il conversare con quei montanini vispi e ben parlanti, cresceva, come m'ha detto mille volte egli stesso, gaiezza al suo spirito, e grazia al suo verso. Povero Pananti! L'anno medesimo che poi morì, mi ricordo che avendolo trovato nella bottega del Piatti, e lamentandomi del caldo, mi propose d'andare con lui a Cutigliano, ed io aveva accettato volentieri, quando per certi incomodi dovè mutar pensiero e andare invece ai Bagni della Porretta, dai quali tornato poi nel settembre, poco dopo morì! Appena giunti domandammo di lui, e tutti l'avevano conosciuto, tutti ne sospiravano la perdita, tutti dicevano: Che bravo signore era quello!


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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