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      A questo nome solo ogni buono Italiano oramai si scuote e sente nascersi nel cuore un senso solenne di dolore e di riverenza per la tomba della libertà italiana. Grazie all'autore dell'Assedio di Firenze e a Massimo d'Azeglio, quel paese e le cose accadute lì e nei dintorni, non sono più notizie di pochi dotti, ma sapute per tutto e da tutti. Pure, quand'anco questi due non avessero celebrato nei loro libri e Francesco Ferruccio e le alte cose operate da lui, chi fosse capitato lassù a caso vergine n'avrebbe trovata sempre viva e rispettata la tradizione e la fama. Bello udire quei poveri montanari: Qui ristorarono i soldati dell'Oranges; qui vinsero la bandiera quelli del Ferruccio; questa selva si chiama selva-reggi, perchè Francesco Ferruccio gridava a quel modo ai soldati; di qui entrarono nel paese; laggiù fu morto l'Oranges; di là venne la freccia che ferì Francesco Ferruccio; in questo terrazzo fu finito d'ammazzare, e quando eran lì per ferirlo disse: Bella cosa ammazzare un uomo morto; questa fossa correva sangue; a scavar qui si trovano l'ossa a monti, come quando scavarono per fare quest'antiporto alla chiesa. E noi pure andammo nella casa dove si conservano alcune armi di quel tempo, ed io, prese in mano quelle picche, diceva a una donnicciola, serva di casa: Se ne trovassi, ne comprerei volentieri di quest'armi. E press'a poco mi fu risposto come allo scrittore dell'Assedio: Eh non dubiti, il padrone non le darebbe via nemmeno.... con quella reticenza che dice tanto.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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