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      Ma ho giuocato alla palla e so dare anco di contrabbalzo, dimodochè essa si levò la sete col prosciutto. Essa non s'accorse, o non volle mai accorgersi che la nostra amicizia era invidiata nel paese, e trattò meco come si suol fare coi ragazzi, che con un pasticcino si placano; ma perdio sono un agnello che quando è tempo so anche ruggire. Metterei la testa nel fuoco per una donna che avesse fatto un sacrifizio per me; ma quando si passa la linea, quando si pretende troppo, quando si crede di fare una grazia lasciandosi amare, io calo il sipario e lascio la commedia a mezzo. Ho sempre desiderato che si verificasse per me quel sogno del vero amore; ora vedo che è un inganno, una novella da mettersi con quella delle Fate. Le donne o concedono troppo, o troppo poco, sebbene io creda più degne d'affetto quelle che s'abbandonano all'amante. L'amore è una potenza isolata, indipendente da tutte le altre potenze dell'animo; troppa sensualità lo fa morire d'indigestione; troppa spiritualità, di fame: il giusto mezzo, riprovevole forse in politica, non lo è in amore. Il darne poi una calda e una fredda, l'essere oggi platonica domani maomettana, pare alle donne una buona regola, e lo sarà cogl'imbecilli; ma gli uomini hanno più stima d'un carattere fermo ancorachè difettoso, che d'una perpetua paralisi fra il vizio e la virtù.... Io temo più le corna dell'animo che quelle del corpo; ma sarò uno stravagante; e poiLa mia favola breve è già compita;
      e da ora innanzi fuggirò le donne che si vantano virtuose, come il diavolo dall'acqua santa.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416