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      Sono, con vera ammirazione, e con quell'affetto che non ne va mai scompagnato,
      Suo Devotissimo
      Alessandro Manzoni.
      133.
      Al marchese Gino Capponi.
      Pescia, 1 del 1844.
      Caro e stimat.mo signor Marchese.
      Sperava d'essere a Firenze prima che cominciasse l'anno nuovo, ma oltre mille incomoducci sofferti in tutti questi mesi, ora m'è piovuta addosso l'infreddatura che corre e che a volte fa dei giuochi strani a chi non si mette sulle difese per tempo. Un girellone come me, s'immagini come deve stare tappato in casa tra letto e lettuccio: mi pare d'avere tutto il mondo addosso, e in sostanza o non ho nulla o quasi nulla.
      Le scrivo per sapere le sue nuove, delle quali sono stato in grandissimo desiderio fino da quando tornai qua. Avrei scritto a Checco se tempo fa non m'avessero detto che stava sul punto di partire per Napoli colla signora Marianna. Temendo che la mia lettera non lo trovasse costà, ho pensato di chiederle a lei direttamente, e intanto rammentarle uno che l'ama e lo stima caldamente e sinceramente.
      Vorrei sapere, se non le fosse d'incomodo, quanto si trattenga a Firenze Castillia, o se è partito di già. Gli scrissi tempo fa per ringraziarlo d'avermi portata una lettera di Manzoni, ma o che non fosse più a Firenze o che la lettera andasse smarrita, non ne ho saputo più nulla. Vorrei consegnargli una lettera di risposta al Manzoni il quale m'incoraggisce a scrivere con parole veramente cortesi e benevoli, e nello stesso tempo mi riprende d'avere offesa nei miei scritti la religione e le persone.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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