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      Sento corrermi per ogni fibra di quel santo e soave ardore che faceva lieta la mia giovinezza. Fu egli un dio che delineò questi segni? Essi serenano la tempesta della mia mente, empiono di giubilo il mio povero cuore, e mi avvalorano a togliere il velo alle forze arcane della natura. E sono io pure un dio, poiché tanta luce mi folgora d'improvviso nell'intelletto? Miro in queste nitide linee tutta aprirmisi dinanzi all'anima l'operatrice natura; e conosco ora finalmente ciò che suona la parola del savio. "Il mondo degli spiriti non è chiuso, ma sì la tua mente; il tuo cuore è morto! Orsù, discepolo, irrora infaticabile dei raggi del mattino il petto terrestre". (Contempla il segno.)
      Come tutte le cose cospirano ad intessere un tutto; e si avvicendano l'opera e la vita! Come le intelligenze celesti ascendono e discendono, e sporgonsi le auree secchie, e sovr'ali spiranti benedizione calano di cielo in terra, e tutte penetrano e armoniosamente risonano per entro il tutto!
      Che spettacolo! Ma, oimé, non altro che uno spettacolo! Dove mi spererò io di raggiungerti, infinita natura? Dove cercherò voi sue mamme? Ubertose fonti di ogni vita, a voi il cielo e la terra stanno sospesi, come due lattanti; e a voi ingordamente anela l'esausto mio petto. Voi scaturite, voi inaffiate, ed io arderò sempre di sete indarno? (Volge dispettosamente il libro, e mira il segno dello Spirito della terra.)
      Quai diversi effetti opra in me questo segno! Spirito della terra, tu mi sei più da presso; e già sento ampliarsi le mie forze; già ardo dentro come per vino recente.


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Faust
di Johann Wolfgang Goethe
pagine 358

   





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