Pagina (78/358)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Io tremo tutta dal capo a' piedi. - Oh, io son pur la pazza e timida donnicciuola! (ella si mette a cantare intanto che si spoglia).
      V'era in Tule un re che tenne
      Sino al cenere la fe';
      La sua amante a morir venne
      E una tazza d'or gli diè.
      Nulla in pregio ebbe mai tanto
      La votava a mensa ognor,
      E in votarla avea di pianto
      Gli occhi gravidi e d'amor.
      E quand'ei pur venne a morte
      Le sue ville numerò,
      Agli eredi le dié in sorte,
      Ma la tazza riserbò.
      Ed a splendido convito
      Fe' i baroni ragunar
      Nella sala dell'avito
      Suo castello sovra il mar.
      Ivi l'ultime gioconde
      Stille ei bevve in mezzo a lor;
      E dall'alto giù nell'onde
      Gittò il sacro nappo d'or.
      Ir giù il vide, e le tranquille
      Acque rompere e sparir.
      S'oscurâr le sue pupille,
      Più non bevve il vecchio Sir.
      (Apre l'armadio per riporre le vesti e vede la cassetta.)
      Com'è capitato qui questo bel forzierino? Io son ben certa ch'io aveva serrato l'armadio. Egli è strano! E che può esservi dentro? Forse che qualcuno l'abbia impegnato a mia madre perché vi prestasse sopra. Qui è un nastro con appesa una chiavicina, ed io son tutta tentata di aprirlo. Che è ciò? Bontà del cielo! Ho io mai veduto simili cose nella mia vita? Una guarnitura! e tale che ogni più gran dama potrebbe metterlasi intorno nelle maggiori solennità. Starebb'ella bene a me questa catenella? E di chi mai saranno tante ricche cose? (se ne adorna e va innanzi lo specchio). Se fossero miei pure gli orecchini! Che bell'aria mi danno! Io pajo tutt'un'altra! Povere fanciulle, che vi giova la vostra bellezza?


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Faust
di Johann Wolfgang Goethe
pagine 358

   





Tule Sir Apre