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      FAUST. Sì, son io!
      MARGHERITA. Sei tu! Oh, dillo, dillo un'altra volta. (Afferrandolo.) È lui! è lui! Tutti i miei dolori sono dissipati. Dov'è il carcere? dove i ceppi? Sei tu! Tu vieni a salvarmi! - Sono salva! - Ecco la via dove ti ho veduto la prima volta; quell'è il felice giardino dove Marta ed io ti abbiamo aspettato.
      FAUST (sforzandosi di condurla fuori). Vien via! Vien via!...
      MARGHERITA. Oh, statti! ch'io sto pur volentieri dove tu stai. (Lo vezzeggia amorosamente.)
      FAUST. Ti affretta! Ogni poco che tu indugi può costarne assai caro.
      MARGHERITA. E come? tu non sai più baciarmi? Da sì poco tempo, amor mio, sei diviso da me, ed hai già disimparato a baciarmi? Perché son io sì turbata nelle tue braccia? E, fu un tempo che una tua parola, un tuo sguardo m'inondava l'anima di celeste dolcezza; e tu allora mi baciavi come se tu volessi soffocarmi. Baciami! o ti bacio io! (Lo abbraccia.) Ahi! ahi! le tue labbra son fredde - mute! Dov'è l'amor tuo? Chi ti ha tolto a me? Chi mi ha involato il tuo amore? (Si rivolge da lui.)
      FAUST. Vieni! Seguimi! fatti animo, mia cara! Io ti accarezzerò e bacerò con mille volte più di ardore che non ho mai fatto; ma seguimi, per pietà! Di questo solo ti supplico.
      MARGHERITA (volgendosi a lui). E sei tu adunque? Sei tu da vero?
      FAUST. Son io, sì! Vientene meco!
      MARGHERITA. Tu sciogli i miei ceppi; tu mi riprendi nel tuo grembo. E non hai tu ribrezzo di me? Sai tu, amor mio, chi tu vuoi liberare?
      FAUST. Vieni! vieni! Già la notte si dirada.
      MARGHERITA. Ho ucciso mia madre; ho affogato il mio figliuolo.


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Faust
di Johann Wolfgang Goethe
pagine 358

   





Afferrandolo Marta Ahi