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      TALETE. Sta tranquillo! Quella non era che un'invenzione. Sgombri una volta la schifosa genìa! Non avrei voluto che tu fossi re. Ora, andiamo all'allegra festa del mare! là si attendono ed onorano ospiti meravigliosi. (Essi si allontanano.)
      MEFISTOFELE (arrampicandosi dal lato opposto). Mi è giuocoforza di trascinarmi attraverso questi grandi macigni dirupati di granito, attraverso alle ispide radici delle vecchie querce! Sul mio Brocken i vapori dell'Harz spandono un certo odore di bitume che mi piace assai, dopo lo zolfo... Ma qui fra questi Greci, non se ne sente il più piccolo profumo. Sarei curioso di sapere con che cosa essi attizzano i fuochi dell'inferno.
      UNA DRIADE. Che tu sia saggio e prudente a casa tua, può darsi, ma lo sei pochissimo all'estero. Non dovresti rivolgere il tuo pensiero verso la tua patria, ma bensì onorare qui la maestà della sacra quercia.
      MEFISTOFELE. Si pensa a quanto si è abbandonato; ciò che da lungo tempo fummo avvezzi a vedere, resta per noi un paradiso. Ma dimmi: in quell'antro laggiù, al chiarore di una debole luce, qual triplice forma si vede accoccolata?
      LA DRIADE. Sono le Forcidi! Avventurati fino a quel luogo e rivolgi loro la parola se hai animo bastante.
      MEFISTOFELE. Perché no? - Vedo qualche cosa e lo ammiro! Per quanto altero io sia, devo confessare a me stesso di non aver mai veduto nulla di simile. Esse sono ben peggio delle Mandragore... È egli possibile che si trovi una qualche schifosità nel peccato dannato fin da principio, quando si vede questo triplice mostro?


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Faust
di Johann Wolfgang Goethe
pagine 358

   





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