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      Colà la natura agisce con una libertà sì esuberante che la stupidità dei sagrestani taccia le sue opere di stregonerie.
      L'IMPERATORE. Nei giorni di gala, quando salutiamo gli ospiti che, allegri, vengono a dividere la nostra gioja, gli è per noi un piacere vedere ognuno affrettarsi, spingersi, rendere stretto il vasto spazio delle nostre sale; ma, prima di ogni cosa, benvenuto riesce l'uomo di cuore, che spontaneo, viene ad assisterci sul mattino del giorno gravido di avvenimenti, e quando la bilancia del destino è sospesa su in alto. Ciò nonostante ritirate in quest'ora solenne la vostra mano dall'impaziente giavellotto; onorate l'istante in cui migliaia di uomini si avanzano per me o contro di me. L'uomo. sta tutto in se stesso. Chi vuole il trono e la corona sia personalmente degno di un tanto onore, e respingiamo colla nostra propria mano nell'impero dei morti il fantasma che si è alzato contro di noi, che si chiama imperatore, signore dei nostri Stati, duce del nostro esercito, feudatario dei nostri distinti vassalli.
      FAUST. Per quanto glorioso possa essere il compiere la grande impresa, tu hai però torto di esporre così il tuo capo. La criniera ed il cimiero non coprono essi l'elmo? Esso ripara la testa che accende il nostro valore. Senza capo che cosa potrebbero compiere le membra? Esso si addormenta e tutte si accasciano tosto; egli è ferito, tutte ne soffrono; tutte rinvigoriscono se egli si rialza sano e salvo. Il braccio sa usare con destrezza del suo diritto energico, egli alza lo scudo per proteggere il cranio; la spada consapevole del suo dovere svia ben presto il colpo, e risponde ai colpi.


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Faust
di Johann Wolfgang Goethe
pagine 358

   





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