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      Ti ringrazio. Ma io credevo che dentro ci fosse la lana per le calze, ecc., invece sono rimasto deluso e preoccupato. Davvero. E ti raccomando di non lasciarti prendere la mano dalla fantasia e dall'astratta concezione dell'«utile», del «necessario», ma di tenerti alla concretezza del «carcerario», cioè di quello che io ti ho richiesto. Dalle tue cartoline appare a questo proposito la trama di un romanzo con propositi, pentimenti, dilemmi laceranti, velleità, desideri, ecc. Non sarebbe meglio essere piú sobri e risoluti? Ti pare? È vero che il tuo modo di fare mi diverte, ma questo non è una giustificazione (per te almeno). Mi diverte perché mi convince che tu sei la meno pratica delle persone, nonostante tutte le pretese che hai spesso sfoggiato verso di me. Io sono stato invece sempre l'uomo piú pratico di questo mondo: tante cose non le facevo solo perché me ne infischiavo allegramente, cioè apparivo non pratico perché lo ero troppo, fino all'esagerazione. E non ero compreso! Una cosa veramente tragica.
      Adesso credo sia possibile fare un bilancio floreale consuntivo, abbastanza esatto. Tutti i semi sono falliti eccettuato uno, che non so cosa sia, ma che probabilmente è un fiore e non un'erbaccia. La cicoria è tutta in fiore e darà molta semenza per le prossime stagioni. La canna ha già cacciato fuori una foglia larga come la mano e ne sta preparando un'altra: pare che attecchisca bene. Le dalie sono ancora in incubazione e non se ne sa niente; pertanto si può presumere che un giorno o l'altro vogliano nascere, perché io ignoro la loro stagione.


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Lettere dal carcere
di Antonio Gramsci
pagine 803