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      atti successivi e congruenti tra loro. Non so se ho fatto bene a scriverti queste cose, ci ho pensato molte volte, ho esitato, poi mi sono persuaso per il sí. Non credere neanche che il mio affetto per Iulca sia diminuito. Da ciò che posso giudicare io esso mi pare piuttosto aumentato, in un certo senso almeno. Conosco per esperienza l'ambiente in cui vive, la sua sensibilità e il modo come può essere avvenuto in lei un mutamento. Ho creduto di doverti scrivere perché mi pare di essere giunto a uno svolto decisivo nella mia vita, in cui occorre, senza più dilazioni, prendere una decisione. Questa decisione è presa. La linea di condotta che ti ho indicato negli ultimi colloqui e nelle ultime lettere, è solo una parte condizionale di queste decisioni. Certe volte ho pensato che tutta la mia vita fosse un grande (grande per me) errore, un dirizzone. Mi persuade ancora che ciò non è perfettamente vero l'atteggiamento tuo e specialmente quello dell'avvocato. (Non offenderti se metto l'avvocato prima di te; ci sono le ragioni plausibili e che non sono offensive per te e tu stessa le puoi capire). Ma questo non è sufficiente. - Riepilogando: - voglio persuaderti che le mie condizioni psichiche, se sono collegate alle condizioni fisiche, non ne sono però la causa e l'origine. Ne sono tutto al piú il sintomo esterno, o la forma: per cui anche se, per ipotesi, esse sparissero, non perciò sparirebbero i mali fisici: cambierebbe la forma, ecco tutto, il che non mi pare gran cosa. Presi a sé, i mali psichichi sono abbastanza gravi (nel senso che la mia forza di volontà riesce sempre meno a dominarli e a controllarli) e questo aggravamento è un sintomo di stanchezza fisica, cioè appunto di indebolimento della volontà nel senso fisico della parola: sento anche un disgregamento delle forze intellettuali in sé e di ciò devi aver avuto tu stessa l'impressione in alcune mie lettere.


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Lettere dal carcere
di Antonio Gramsci
pagine 803

   





Iulca