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      Un'altra corrente è ritornata al kantismo (e si può citare, oltre il prof. Max Adler viennese, i due professori italiani Alfredo Poggi e Adelchi Baratono). Si può osservare, in generale, che le correnti che hanno tentato combinazioni della filosofia della praxis con tendenze idealistiche sono in grandissima parte [di] intellettuali «puri», mentre quella che ha costituito l'ortodossia era di personalità intellettuali piú spiccatamente dedite all'attività pratica e quindi piú legate (con legami piú o meno estrinseci) alle grandi masse popolari (ciò che del resto non ha impedito alla piú gran parte di fare capitomboli non di poca importanza storico-politica). Questa distinzione ha una grande portata. Gli intellettuali «puri», come elaboratori delle piú estese ideologie delle classi dominanti, come leaders dei gruppi intellettuali dei loro paesi, non potevano non servirsi almeno di alcuni elementi della filosofia della praxis, per irrobustire le loro concezioni e moderare il soverchio filosofismo speculativo col realismo storicista della teoria nuova, per fornire di nuove armi l'arsenale del gruppo sociale cui erano legati. D'altra parte la tendenza ortodossa si trovava a lottare con l'ideologia piú diffusa nelle masse popolari, il trascendentalismo religioso e credeva di superarlo solo col piú crudo e banale materialismo che era anch'esso una stratificazione non indifferente del senso comune, mantenuta viva, piú di quanto si credesse e si creda, dalla stessa religione che nel popolo ha una sua espressione triviale e bassa, superstiziosa e stregonesca, in cui la materia ha una funzione non piccola.


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Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce
di Antonio Gramsci
pagine 451

   





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