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      Alcune delle precedenti osservazioni sono state suggerite dalla lettura del Saggio popolare di sociologia, che risente appunto di tutte le deficienze della conversazione, della faciloneria argomentativa dell’oratoria, della debole struttura della logica formale. Sarebbe curioso fare su questo libro un’esemplificazione di tutti gli errori logici indicati dagli scolastici, ricordando la giustissima osservazione che anche i modi del pensare sono elementi acquisiti e non innati, il cui giusto impiego (dopo l’acquisizione) corrisponde a una qualifica professionale. Non possederli, non accorgersi di [non] possederli, non porsi il problema di acquistarli attraverso un «tirocinio», equivale alla pretesa di costruire un’automobile sapendo impiegare e avendo a propria disposizione l’officina e gli attrezzi di un fabbro ferraio da villaggio. Lo studio della «vecchia logica formale» è ormai caduto in discredito e in parte a ragione. Ma il problema di far fare il tirocinio della logica formale come controllo della faciloneria dimostrativa dell’oratoria si ripresenta non appena si pone il problema fondamentale di creare una nuova cultura su una base sociale nuova, che non ha tradizioni come la vecchia classe degli intellettuali. Un blocco intellettuale tradizionale, con la complessità e capillarità delle sue articolazioni, riesce ad assimilare nello svolgimento organico di ogni singolo componente, l’elemento «tirocinio della logica» anche senza bisogno di un tirocinio distinto e individuato (cosí come i ragazzi di famiglie colte imparano a parlare «secondo grammatica» cioè imparano il tipo di lingua delle persone colte anche senza bisogno di particolari e faticosi studi grammaticali, a differenza dei ragazzi di famiglie dove si parla un dialetto e una lingua dialettizzata). Ma neanche ciò avviene senza difficoltà, attriti e perdite secche di energia.


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Passato e presente
di Antonio Gramsci
pagine 364

   





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