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      Il Partito socialista non è riuscito nella parte essenziale del suo compito storico: non è riuscito a dare una forma permanente e solida all’apparecchio che era riuscito a suscitare agitando le masse. Non è riuscito a progredire e perciò è caduto in una crisi di marasma e di letargia. Costruito per conquistare il potere, costruito come schieramento di forze militanti decise a dare battaglia, l’apparecchio di governo del Partito socialista va in pezzi, si disgrega; il Partito perde ogni giorno piú il contatto con le grandi masse in movimento; gli avvenimenti si svolgono e il Partito ne è assente; il paese è percorso da brividi di febbre, le forze dissolventi della democrazia borghese e del regime capitalista continuano a operare implacabili e spietate e il Partito non interviene, non illumina le grandi masse degli operai e contadini, non giustifica il suo fare e il suo non fare, non lancia parole d’ordine che calmino le impazienze, che impediscano le demoralizzazioni, che mantengano serrati i ranghi e forte la compagine delle armate operaie e contadine. Il Partito, che era diventato la piú grande energia storica della nazione italiana, è caduto in una crisi di infantilismo politico, è oggi la piú grande delle debolezze sociali della nazione italiana. Non fa meraviglia davvero che in tali propizie condizioni, i germi di dissoluzione della compagine rivoluzionaria: il nullismo opportunista e riformista e la fraseologia pseudorivoluzionaria anarchica (due aspetti della tendenza piccolo-borghese) pullulino e si sviluppino con rapidità impressionante.


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Scritti politici
Seconda parte
di Antonio Gramsci
pagine 334

   





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