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      Secondo i socialisti di destra fu una colpa proporsi in quel periodo favorevole obiettivi rivoluzionari troppo grandiosi e irreali e non assicurarsi piú limitate conquiste, nelle quali tuttavia il proletariato si sarebbe saldamente rafforzato. Ma essi non alludono a conquiste economiche, poiché queste in realtà si verificarono su vasta scala, ed evidentemente parlano di un programma politico la cui realizzazione, sul terreno politico, venne impedita dalla conclamata aspirazione alla conquista di tutto il potere alla classe operaia.
      Ma costoro non dicono né mostrano quale forma di regime, se non l'integrale possesso della forza statale da parte dei lavoratori, avrebbe garantito il proletariato dal contrattacco borghese. È facile convincersi come, se l'offensiva borghese è derivata dalla reazione al peso che aveva assunto la volontà degli organismi proletari nell'andamento della vita sociale, e dalla coscienza che in corrispondenza a questa influenza apparente non vi era una solida organizzazione di lotta, maggiormente essa si sarebbe scatenata nel caso che le masse avessero appoggiata la loro influenza sociale, non sulla loro organizzazione, ma su ulteriori concessioni ottenute con mezzi pacifici da ipotetici alleati scelti tra la sinistra borghese, sul terreno delle combinazioni parlamentari, o di qualche simulacro di crisi di regime; ora l'unico mezzo, in realtà, di impedire il ritorno offensivo borghese era il disarmo dell'apparato borghese di governo e della borghesia stessa, e la diretta gestione dei poteri e della forza armata da parte del proletariato: ossia la dittatura rivoluzionaria di questo.


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Scritti politici
Terza parte
di Antonio Gramsci
pagine 415