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      Come non avrebbe dovuto essere buon amministratore di una grande città chi aveva saputo ammassare milioni con la professione di vinattiere e aveva mostrato tanti scrupoli e tanta solerzia contabile nell'Esposizione del 1911? Il conte Orsi democratizzava boterianamente, coscienza limpida ed austera di infelice in politica che attende il suo astro. Giolitti faceva le sue periodiche capatine ossequiato e osannato. C'erano i socialisti che di tanto in tanto obbligavano il comune a spese straordinarie, [mezza riga censurata] ma si sa, qualche molestia è pure indispensabile ci sia, e senza qualche fastidio come si apprezzerebbe nella giusta misura la tranquillità? Il prof. Cian sembrava con la sua invadente persona voler portare una nota nuova nella vita cittadina: l'imperialismo comunale, con l'annessione di Cavoretto alla cinta daziaria, se la guerra glie ne avesse dato il tempo e se Bevione non l'avesse tradito. Le assemblee comunali tra i discorsi del Borini e del Mussi, e la elefantesca agilità polemica dello Zaccone o di Saverio dalla barba fiorita, si trascinavano in una beata strafottenza di tutto e di tutti. Era proprio un idillio, una corte d'amore quella vita torinese, quando a rompere qualche alto sonno è capitata questa pagina dell'«Avanti!» con la sua petulanza screanzata e da monella. Il suo ronzio di vespa ha turbato molti sonnellini, ha messo in corpo a molti un'irritazione sorda e nervosa. «Chi sarà lo scorbacchiato di oggi?», si domandano i lettori aprendo alla mattina il nostro foglio.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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