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      Domando al farmacista dell'aspirina, un medicinale che deve avere un minimo di bontà indispensabile perché dia i risultati terapeutici del caso. Mi pone innanzi tre boccette a marca differente: tedesca, francese, italiana e mi fa questo ragionamento: il prodotto italiano è il primo che si cerca lanciare sul mercato; non è da paragonarsi a quello Bayer e neppure a quello francese, che pure non è ottimo. Ha un odore fortemente acidulo, che indispone, mentre gli altri due sono completamente inodori; ha un'apparenza di polverina di marmo che consola, mentre gli altri si presentano sotto forma di bei cristalli lucenti e trasparenti. Ma è italiano, è un prodotto nazionale, ed è dovere di buon patriota di comperarlo perché la nostra industria chimica si affermi e il nostro mercato si renda indipendente dall'estero. Domando se vi sia differenza di prezzo: nessuna. Il farmacista infine, quando mi decido per l'aspirina Bayer, mi confessa che anch'egli non si fiderebbe del prodotto italiano, perché quel fetore insopportabile di acidità, lo porrebbe in guardia e lo farebbe dubitare che oltre alla febbre, un disturbo viscerale si dovesse aggiungere a tormentarlo. Tuttociò, se non fosse indegno e ributtante, sarebbe per lo meno ingenuo. Il «Preferite i prodotti nazionali» diventa una trappola. Nei medicinali poi, se chi sceglie è il farmacista e non il cliente, e il patriottismo vi pone lo zampino, la trappola può diventare pericolosa, perché l'integrità fisica del consumatore va di mezzo.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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