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      Ma, dio bono, non si è proletari, si è gente per bene, non ci si vuol mescolare con la canaglia, si è soci dell'Unione monarchica, la cui tessera dà diritto a sconti rilevanti sui bagni pubblici, sui teatri, sui cinematografi. Epperciò si accoglie, è vero, come manna caduta dal cielo, l'opera che Merloni o altri nostri dànno a sostegno dei sacrosanti diritti della categoria, ma dopo che se ne è preso atto e si sono mandati i ringraziamenti del caso, non se ne fa piú niente. Il cittadino che protesta vuol conservarsi in carattere, e non vuol diventare il cittadino che si organizza. Meglio mandare epistole ai giornali e compilare «libri d'oro» con la fotografia e i titoli di benemerenza dei cuoricini teneri che si sono commossi alle disgrazie del povero travet. E che la ruoticina del loro striminzito stipendio continui pure a macinare aria e sospiri.
      (17 aprile 1916).
     
     
      I MOVENTI E COPPOLETTO
     
      Giuseppe Dardano è il Coppoletto del nazionalismo torinese. Un Coppoletto che non ha né l'ingegno né le virtú stilistiche della sua bella copia, ma che ne segue la falsariga per ciò che riguarda le questioni di massima, e per l'odio catilinario che nutre per la demagogia e gli scandali cosiddetti demagogici. Attraverso la lente delle sue pupille di barbagianni tutto si rimpicciolisce; tutto diventa pettegolezzo nella sua mentalità di pettegolo; e perciò nello «scandalo» dell'Esposizione egli non riesce a vedere che astio neutralista.
      Tanto odio (a mala pena spiegabile se invece di qualche milione male spesi si trattasse di un tradimento della patria o di un giornalista venduto al nemico) diventa spiegabilissimo appena si consideri che l'attaccato è una delle piú influenti figure dell'interventismo subalpino e che l'autore principale della campagna è uno dei piccoli dèi dell'Olimpo socialneutralista torinese.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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