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      Se prova di non essere tesserato lo si rilascia, e pace. Ma la giacchetta pulita, il colletto, la faccia bianca, ecc., sono mine subacquee, dalle quali il paladino si guarda con attenzione. Possono coprire un delinquente tesserato, ma possono coprire chissà anche che bandierone tricolore, con relativo ricorso, avallato da un concorrente in brillanti operazioni. E Tabusso gira largo. Ha voglia, il viso bianco (che vuole, putacaso, diventar «martire» e far carriera, come si dice), di assembrarsi con le facce arrugginite. Tabusso non lo cura, Tabusso, anzi, gli fa dei sorrisetti cortesi e per poco non lo prega di dargli man forte. Perché Tabusso è cavaliere e non vuole commettere gaffes pericolose.
      Pertanto, ben gli sta la croce. E meglio gli si attaglierà la lapide futura. Peccato però che le brillanti operazioni non possono sostituire gli esami di concorso. Tabusso sarebbe a quest'ora presidente del Consiglio col portafogli per l'interno. Ma in fondo, in fondo, le cose italiane non vanno troppo male. Si dà a Tabusso la croce, la commenda, la pergamena; ma lo si boccia ai concorsi. Anche lo spirito tardigrado della burocrazia capisce che la brillante operazione, che il fiuto dell'abito e della faccia non merita che gingilli da bazar.
      E domani Tabusso sarà abbandonato alla nostra rappresaglia. Destino dei cani da pagliaio.
      (27 settembre 1916).
     
     
      BANDIERA GRECA
     
      Aspettando che il prof. Romano compili e dirami alla stampa un ordine del giorno del fascio che con tanta solerzia presiede, vogliamo anche noi anticipare qualche impressione sulla scandalo che si delinea.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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