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      Non è un temperamento critico, perché per criticare bisogna distinguere, per distinguere bisogna avere un criterio, una idea generale, un apriorismo polemico, ed egli non ha avuto tempo di formarsi un criterio, di pensare un'idea, di smaltirla, assimilarla, confonderla talmente con la coscienza viva fino a farla diventare un apriorismo logico. Egli aspetta semplicemente, e questa eterna battuta di aspetto della sua vita è diventata una cosa morbosa, un sentimento acuto di nostalgia che lo fa risvegliare durante il sonno con le orecchie tese per cercare di percepire un ronzio di folla nelle strade, il trotto serrato della cavalleria punitrice, il cadenzato ritmo dei fanti territoriali che legheranno coi loro cordoni la belva infuriata della rivoluzione. La sua ansia è talmente esasperata che qualche mattina lo costringe ad uscire ai primi rumori cittadini e gli fa aprire con mano tremante i giornali, nei quali una piccola notizia, un bianco sintomatico, un ordine del giorno gli dànno un tuffo al cuore, gli sbiancano le gote, lo fanno rimanere pensieroso per tutta la giornata.
      Cominciò a soffrire di questo orgasmo qualche anno fa; si rassodò nel 1914. Cominciò a cercare degli amici fra i sovversivi; voleva ambientarsi, voleva assottigliare il suo sesto senso, voleva essere in grado di aspettar meglio, percependo meglio i sintomi della qualcosa che si andava preparando. Arrivò fino al punto di dar maggiore importanza alla vittoria del deputato Bevione che all'uccisione di Francesco Ferdinando, annunziata dai giornali nello stesso giorno, nella stessa edizione.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





Bevione Francesco Ferdinando