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      E ci inchiniamo umilmente dinanzi al novello Menenio, senza difficoltà, perché abbiamo il ventre, è vero, ma esso non è ipertrofico, e ci permette l'inchino, Solo vogliamo suggerire al cronista clericale una interpretazione della sibillina frase di Bebel, perché la riferisca all'egregio avv. prof. Marconcini, consigliere comunale, per vedere se possa persuadersi che anche il nostro sistema economico è retto da un principio morale. Per esempio: «La quistione sociale è quistione di ventre che non vuole essere piú solo ventre». Una cosa semplicissima, semplice almeno quanto il cervello dell'egregio professore che in una frase di Bebel fa consistere tutto il socialismo, che di una parola fa la quintessenza di un movimento sociale dei piú complessi, che ha la sua teorica e la sua pratica, la sua morale e la sua economia. Forse per questo non mi sono deciso di fare l'elogio del ventre. Questo modesto organo tanto necessario e tanto disprezzato dagli sciocchi che pongono la nobiltà nelle parole e nelle parti del corpo, non ha neppure bisogno di essere difeso. Le stupidità non meritano contraddizione. Il demone si placa. Chi crede di essere cervello e solo cervello annega nel ridicolo della sua fatuità. Chi afferma che gli avversari sono ventre e niente altro che ventre, è cosí fuori dai domini dell'intelligenza che può essere un buon cattolico con lodevoli tendenze al democristianesimo, ma non può essere discusso. O forse sí, ma da Pietro Aretino, che di fronte alle sciocchezze untuose della moralina cattolica riusciva a trovare l'unica posizione polemica possibile.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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