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      E il granchio attanaglia la marmotta, mentre la marmotta cerca di mordere il granchio. E, intanto, la collettività vede sacrificati i suoi interessi, e intanto la ricchezza collettiva non si sviluppa, perché al granchio e alla marmotta poco importa che il benessere generale aumenti: essi si preoccupano solo di conservare i loro privilegi, di salvaguardare i loro particolari benesseri. E la marmotta e il granchio sono inflessibili nella conservazione di questo particolare benessere: occorre che siano gli uomini liberi del Piemonte e della Liguria, quelli che vengono minacciati nei loro interessi generali, quelli che vogliono che il benessere cresca, che la ricchezza si moltiplichi da per tutto, perché tutti ne siano beneficati, occorre che siano i proletari che intervengano per far cessare queste ridicole batracomiomachie, per ricacciare nei loro rifugi, alpini o marini, le marmotte e i granchi.
      (9 maggio 1917).
     
     
      SOSIA
     
      I giornali romani hanno ieri pubblicato la fotografia di Giovanni Martinenghi, il sosia di Dante Ferraris. E hanno ricordato alcuni episodi per dimostrare come qualmente nessuno avrebbe dovuto confondere l'illustre industriale torinese con questo sosia da strapazzo, che non sapeva la lingua italiana, che intercalava il suo discorso con abbondanti piemontesismi, il cui aspetto «non è certamente quello di un grande industriale dalle linee marcate del volto, dallo sguardo penetrante che rileva un'intelligenza non comune, dalla parola sobria, ma sintetica e persuasiva».


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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