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      Egli condurrà con sé solo persone serie; niente donne, niente gazzarre: vuol adunare una assemblea di professori, professori che si propongono di discutere i loro interessi di categoria, senza strilli, come è buona abitudine degli ottimi professori italiani. La sua umiltà rassicura: la società operaia «La libertà» concede la sua sala. Il problema sembra risolto. Lo sfascio sarà fascio. Ci sarà il focolare. Ci sarà l'unità. Il littore imbraccerà le verghe strettamente unite con in cima la ben rilucente scure. Lunedì sera il prof. Romano presiede, può far girare i suoi occhi di pio bove sulla massa dei suoi benamati furlotti. Giovedì ci sarà nuova assemblea intorno al focolare. Ma lo sfratto arriva fulmineo: non si vogliono famiglie con troppi bambini. Il chiasso è indesiderabile. Il fascio è di nuovo sfascio. Il prof. Romano deve ricominciare la sua via crucis in traccia del regno di Sion. Essere o non essere?
      Gli anarchici del Fascio si ricordano del passato, vorrebbero dar nuovo lustro alle consuetudini libertarie. Propongono la piazza d'armi, l'assemblea al chiaro di luna, pittoresca come le assemblee dei guerrieri barbarici che approvavano scuotendo le lunghe barbe e le pesanti alabarde. E il prof. Pietro Romano fa il sopraluogo, e piú umilmente ricomincia la via crucis. Piazza d'armi è occupata: il commissario dei consumi ha preceduto gli anarchici, e i teneri rampolli della nuova forza del fronte interno sono di già sbucati fuori dal grembo della madre terra, matrigna solo per il prof.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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