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      È tutta la sua persona che ha urtato contro il lampione della piazza in incognito, che ha urtato con tutta la terra, con tutti quelli che sulla terra abitano, almeno su quel frammento di terra che l'uomo era riuscito fin allora solo a distinguere, con la Patria, per intendersi, o se si vuole meglio, con l'Intesa, che in questo momento è la patria piú grande.
      L'urto ha suscitato scintille, e le scintille hanno dato fuoco al mucchio di sensazioni indistinte, di sentimenti vaghi che l'uomo aveva accumulato da tre anni. Esse si sono fuse in un blocco. L'uomo non aveva mai pensato tanto in tre anni, se è vero che pensare vuol dire connettere, generalizzare, universalizzare. L'uomo aveva vissuto, solamente. Aveva ristretto la sua vita, senza accorgersi che essa si allargava, si tipizzava, perché di giorno in giorno era diventata uguale alla vita degli altri.
      Alzarsi al mattino a un'ora determinata. Ecco tre anni fa ciò che rendeva simile l'uomo a una certa quantità di altri uomini. Poi venne il resto. Mangiare solo ciò che gli altri mangiano, leggere solo ciò che gli altri leggono, andare solo dove gli altri vanno; gli altri stringevano l'uomo da presso, gli tagliavano la strada, gli misuravano la vivanda, gli misuravano i passi, gli misuravano se non il pensiero, almeno gli stimoli al pensiero che quotidianamente il giornale gli offriva.
      L'uomo non s'era accorto del cambiamento che era avvenuto nei rapporti tra la sua persona e gli altri. Non se n'era accorto distintamente. L'urto del naso nel lampione lo pose a contatto con gli altri: egli sente ora la collettività. Gli hanno misurato la luce, gli hanno dato una luce di un certo colore.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





Patria Intesa