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      Invece Bevione calcola nella solidarietà dopo tanta compressione. Ma facciamo punto, che altri troppi commenti ci spunterebbero d'attorno al suo discorso.
      (27 gennaio 1918).
     
     
      LA BARBA E LA FASCIA
     
      Il filosofo Croce ha scritto un paio di monografie per dimostrare che la «storia» è sempre, e non può che essere sempre, «contemporanea». Un fatto passato, per essere storia, e non semplice segno grafico, documento materiale, strumento mnemonico, deve essere ripensato e in questo ripensamento si contemporaneizza, poiché la valutazione, l'ordine che si dà ai suoi elementi costitutivi dipendono necessariamente dalla coscienza «contemporanea» di chi fa la storia anche passata, di chi ripensa il fatto passato.
      Il filosofo Croce ha ragione, indubbiamente. E mai questa sua ragione sarebbe apparsa cosí convincente come appare a noi, che viviamo esperienze enormi, d'una profondità ed ampiezza mai verificatesi. Comprendiamo meglio le vicende e la psicologia del passato, degli uomini del passato, di quelli che in iscuola ci hanno abituato a chiamare tiranni, a raffigurarceli grondanti sangue, viso truce, circondati di sgherri, occupanti il loro tempo a firmare condanne alla galera e al patibolo.
      La coscienza «attuale» ci smaga, ci fa ripensare quei fatti e quegli uomini in un modo che si avvicina certo di piú alla realtà loro. Essi, i tiranni, avevano un torto che non è meno comune ora di allora: erano, e sono, materialisti, nel senso che misurano la realtà spirituale solo con misure esteriori, e la giudicano solo dalla sua apparenza sensibile.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





Bevione Croce Croce