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      Per noi la proposta dei borghesi di Puglia è un sintomo di progresso storico, e la accomuniamo con l'ordine del giorno votato dalla Camera di commercio di Bari che velatamente minaccia una fiera resistenza (senza esclusione di mezzi e che potrebbe arrivare fino a mettere in pericolo l'unità nazionale) alla campagna sfacciata che gli industriali settentrionali conducono per la perpetuazione e un inasprimento del regime protezionistico. Sono due segni del risveglio capitalistico nell'Italia meridionale, dell'ingresso nella storia moderna di una classe economica che si trova subito impacciata nello sviluppo dalle tradizioni feudali, dall'economia feudale, che in mezza Italia continua tranquillamente a sussistere all'ombra e col beneplacito della legislatura unitaria.
      I beni ecclesiastici sono uno dei ruderi piú vistosi e ingombranti del feudalismo. In se stessi, perché privano l'attività economica libera di strumenti di lavoro che sarebbero altrimenti redditizi. E anche perché, come dice il «Momento», essi sono «il mezzo per vivere e svolgere l'attività sociale ed educatrice» dei preti. È supremamente immorale che nei tempi nostri, lo Stato borghese individualista lasci ad un partito, che rappresenta il passato superato, i mezzi per continuare in un'attività anacronistica. Non si tratta di fare dell'anticlericalismo sguaiato e volgare. Si tratta di richiamare lo Stato moderno al suo compito preciso di eliminatore delle sopravvivenze anacronistiche, di porre tutte le idee e tutti i programmi in un piano iniziale di partenza eguale, perché esse si affermino e si sviluppino solo in quanto rappresentano una necessità e un progresso, non in quanto protette e artificialmente sorrette.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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