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      L'operaio cristiano Giacosa mostra di aver compreso questo nesso del pensiero politico proletario, se, pure essendo cristiano, egli riconosce nell'«Avanti!» l'organo della sua classe. Egli fa voti perché Cristo punisca la guardia regia che ha giurato il falso; il Partito socialista non riconosce come buona questa tattica e preferisce la sua: espropriare i capitalisti e con la forza dello Stato operaio rendere impossibile, anche per gli operai cristiani, che il giuramento falso di un agente della borghesia faccia marcire in prigione i proletari.
      (26 agosto 1920).
     
     
      UN EROE
     
      Nei nostri uffici è venuto l'altro giorno, e nessuno se ne è accorto, un eroe.
      Non se ne è accorto nessuno forse perché noi siamo degli scettici, forse perché sull'eroismo noi abbiamo ancora delle preistoriche idee da utopisti. Per questo non ci siamo accorti che, da quando D'Annunzio ha cambiato con quella di Fiume la villeggiatura di Arcachon, il numero degli eroi è cresciuto tanto che se ne trovano dappertutto e che qualcuno di essi può capitare anche nella nostra redazione.
      D'Annunzio, si dice, ha avuto del coraggio. Non discutiamo. Se però egli è un uomo coraggioso, lo sono anch'io che leggo i suoi proclami, dice il ragazzo delle scuole elementari; lo sono anch'io che compro il giornale dov'egli è esaltato, dice il borghese tranquillo; lo sono anch'io che appiccico i francobolli alle sue schede di propaganda, dice il portinaio dell'Associazione nazionalista; lo sono anch'io che dirigo in Torino l'ufficio per Fiume e la Dalmazia, conclude Nino Daniele.


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Sotto la mole
1916-1920
di Antonio Gramsci
pagine 742

   





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