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      Se, a breve scadenza, una potente forza politica di classe non emerge dal caos (e questa forza, per noi, non può essere altro che il Partito comunista italiano), e questa forza non riesce a convincere la maggioranza della popolazione che un ordine è immanente nell'attuale confusione, che anche questa confusione ha una sua ragion d'essere, poiché non può immaginarsi il crollo di una civiltà secolare e l'avvento di una civiltà nuova senza tale subisso apocalittico e tale rottura formidabile, se questa forza non riesce a collocare la classe operaia nelle coscienze delle moltitudini e nella realtà politica delle istituzioni di governo, come classe dominante e dirigente, il nostro paese non potrà superare la crisi attuale, il nostro paese non sarà piú, per almeno duecento anni, una nazione e uno Stato, il nostro paese sarà il centro di un maelstrom che trascinerà nei suoi vortici tutta la civiltà europea.
      Il sentimento della paura folle è proprio della piccola borghesia e degli intellettuali, come è proprio di questi strati della popolazione il sentimento della vanità e dell'ambizione nazionalistica. La piccola borghesia e gli intellettuali, per la posizione che occupano nella società e per il loro modo di esistenza, sono portati a negare la lotta delle classi e sono condannati quindi a non comprendere nulla dello svolgimento della storia mondiale e della storia nazionale che è inserita nel sistema mondiale e obbedisce alle pressioni degli avvenimenti internazionali. La piccola borghesia e gli intellettuali, con la loro cieca vanità e la loro sfrenata ambizione nazionalistica, dominarono la guerra italiana, ne diffusero una ideologia astratta e ampollosa e ne furono travolti e stritolati, perché la guerra italiana era un momento secondario della guerra mondiale, era l'episodio marginale di una gigantesca lotta per la spartizione del mondo tra forze egemoniche che avevano bisogno dell'Italia come di una semplice pedina nel loro formidabile giuoco.


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Sul fascismo
di Antonio Gramsci
pagine 418

   





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