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      Come la borghesia non riesce piú a tenere in piedi uno Stato forte, rispettato, ubbidito dalle molteplici parti che lo compongono, cosí non riuscirebbe a reggersi uno Stato popolare che risultasse dall'avvento al potere del partito socialista cosí come oggi è composto. Uno Stato di tal genere non avrebbe nessuna forza, come l'attuale Stato giolittiano-fascista; sarebbe una continuazione del caos e dell'anarchia odierni: non sarebbe un energico colpo d'arresto alla dissoluzione borghese, ma una ulteriore fase di questa dissoluzione, con in piú una completa demoralizzazione delle masse popolari. Ecco perché la discussione delle tendenze oggi interessa tutto il proletariato; il partito si disgrega perché si disgrega lo Stato borghese, perché le ideologie e i programmi, in simili situazioni, tendono a chiarirsi fino allo spasimo, perché piú fortemente si sentono le responsabilità. Il partito si disgrega perché sta nascendo un nuovo partito, il partito comunista, il partito del proletariato rivoluzionario; perché il proletariato rivoluzionario, neppure in momenti come l'attuale intende compromettere il suo avvenire in qualche combinazione del genere di quella preparata dal conte Karoly in Ungheria. Ciò che avviene oggi alla borghesia è un insegnamento prezioso per la classe operaia; Giolitti non può governare coi fascisti, la classe operaia non potrà governare e si rifiuterà di governare coi riformisti e cogli opportunisti: nello Stato operaio, come nello Stato borghese, non possono farsi esperimenti di mezzadria, senza seguito di rovine e di maggior corruzione.


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Sul fascismo
di Antonio Gramsci
pagine 418

   





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