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      Tutte queste piante porgono una ricca scelta di frutta in ogni stagione, di modo che quando una ha finito di dare i suoi frutti, un'altra pianta offre i suoi, mentre una terza li matura e li prepara. Avendo trascorso un'intera estate nella campagna romana, ciascuna di quelle piante mi ha pagato il suo tributo, ad eccezione dell'olivo, che è l'ultimo a maturare.
      La mia albergatrice possiede tre vigne, una presso Palestrina, le altre due nei monti selvaggi di Olevano, a tre miglia da Genazzano. Là sorge su un'altura, solitaria, una casetta di contadini, con una veranda aperta, ornata di fiori, ombreggiata da vecchi fichi e castagni: di lassù lo sguardo spazia sulla catena maestosa della Serra e sulla pianura del Sacco. Quale godimento passare le ore della giornata[29] in quella loggia a respirare l'aria pura e profumata e ad assaporare di quegli ottimi frutti! Quali scegliere fra di essi? L'imbarazzo è grande, data la varietà dei frutti, uno più squisito dell'altro. Lo stesso devesi dire dell'uva: la malattia ha risparmiato questa vigna, rinomata per tutta la contrada; i tralci piegano sotto il peso tanto che è stato necessario puntellarli con pali e sostenerne i grappoli con fili di ferro. Non ricordo di aver mai visto dei grappoli e dei chicchi d'uva di tale grossezza e se volessi paragonarli a qualcosa, passerei certo per esagerato.
      V'è il moscatello dorato, trasparente sotto i raggi del sole, v'è l'uva nera e quella biancastra, che serve a fare il così detto "buon vino" e quella azzurra cupa, che fa il vino forte, rosso come il sangue.


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Passeggiate per l'Italia
Volume Primo
di Ferdinand Gregorovius
Carboni Editore Roma
1906 pagine 270

   





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