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      Un abitante di S. Vito, che mi faceva un giorno ammirare lo splendido panorama che si gode da quel paese, sorridendo con un certa aria di sprezzante superiorità mi diceva: "Guardate, signore, laggiù è la Ciociaria!"
      I ciociari portano delle lunghe giacche d'un rosso acceso, e un cappello di feltro nero a punta, per lo più guarnito con una penna colorata, o con un nastro o con un fiore. Fra di essi, come del resto in tutta la campagna romana, moltissimi hanno i capelli biondi e gli occhi celesti. Portano i capelli molto corti sulla nuca, come i contadini prussiani, e ne lasciano invece cadere due lunghe ciocche sopra le tempie.
      Mettiamo addosso al ciociaro un lacero mantello, o una pelle di montone bianca o nera, ed avremo completato il suo ritratto, ma per carità non diamogli in mano un fucile, altrimenti ci assalterà al passo di Ceprano gridando "Faccia in terra!" e con sorprendente destrezza vuoterà le nostre tasche.
      Le donne portano esse pure i sandali,[52] un abito corto colorato, un grembiule quadrato di lana, uno scialle bianco o rosso in testa, ed infine il busto che completa in tutto il Lazio ogni costume femminile. E' una specie di corsetto in tela, trapunto, duro come una sella, alto e sostenuto sulle spalle da strisce, esso fascia e sorregge il seno simile ad una corazza che custodisce la virtù, come un baluardo solido, ma largo tanto da poter servire da tasca.
      La vigilia della festa, le comitive dei pellegrini diventano più numerose; a poco, a poco non si ode più che il canto melanconico delle processioni che man mano arrivano in paese e che si recano per le anguste vie alla chiesa.


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Passeggiate per l'Italia
Volume Primo
di Ferdinand Gregorovius
Carboni Editore Roma
1906 pagine 270

   





S. Vito Ciociaria Ceprano Lazio