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      Trovai in questo vestibolo una statua di Pio VI e una lapide in onore di Pio IX, per aver questi ristabilito il patrimonio del monastero. Ma appena entrato nella chiesa provai una grata sorpresa trovandomi in un tempio a tre navate, vasto, di proporzioni armoniche, bello, chiaro, ad archi a sesto acuto, con il coro separato solo da una cancellata, il tutto di una semplicità elegantissima.
      L'armonia dell'architettura, la semplicità dell'edificio, la tinta tranquilla del travertino, lo stile gotico del mio paese, non potevano produrre in me impressione migliore; il mio occhio, abituato da vari anni alle basiliche di Roma col loro soffitto piatto ed alle chiese a cupola sovraccariche di ornamenti di tempi posteriori, non poteva a meno di trovare nel gotico uno stile architettonico nuovo, svelto, imponente per la fusione della ricchezza con la semplicità, dell'arditezza con la grazia, della forza con la sveltezza, per l'armonia di tutte quelle parti che concorrono a costituire un complesso bello, raro e sorprendente. Abituato a vedere chiese piene di sculture, di ornati barocchi e pesanti, di pitture,[288] d'iscrizioni, di tombe, di altari, questo tempio, dove nulla era di tutto ciò, mi parve bello, semplice, veramente fatto per l'esercizio del culto di una religione pura ed immateriale.
      Nessun'imagine, nessuna nicchia, nessuna cappella, un unico altare sotto un tabernacolo a cupola, il tutto come nelle antiche chiese cattoliche tedesche trasformate in templi protestanti. Casamari pareva appunto una di quelle.


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Passeggiate per l'Italia
Volume Primo
di Ferdinand Gregorovius
Carboni Editore Roma
1906 pagine 270

   





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