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      Successore di un sì bel retaggio, il conte Oldrado non avea però saputo mantenerselo, ed era scaduto assai nel concetto degli antichi clienti della sua casa: non ch'egli fosse cattivo; era una bella e buona pasta d'uomo; ma essendogli capitato di vivere in tempi difficili, in circostanze forti e malagevoli, non trovava nella sua natura floscia, timida, e non altro che vanitosa, il vigore necessario per far il bene che avrebbe pur voluto.
      Intorno a quel tempo era calato in Italia Lodovico detto il Bavaro, e, deposto di proprio capo, il sovrano pontefice Giovanni XXII residente ad Avignone, dal quale era stato scomunicato, erasi arrogato di far crear papa in sua vece in Roma un Pietro da Corvara dell'ordine dei Minori, che prese il nome di Niccolò V, empiendo per tal modo tutta cristianità di scandalo e di scisma.
      Milano, che gemeva già da molti anni sotto l'interdetto stato fulminato per odio dei Visconti, potenti ed accaniti favoreggiatori di parte ghibellina, si dichiarò tosto per l'antipapa; ed avendo questi ribenedetto lo Stato, la città capitale, le altre città minori e i borghi più considerabili riapersero le chiese, e il poco clero rimasto fra noi, riprese le funzioni ecclesiastiche e l'amministrazione dei sacramenti, come a tempi ordinari. Ma nelle campagne, sul lago di Como principalmente, il popolo, meno infuriato negli odi di parte, si mantenne fedele al vero pontefice, e rifiutando di aprir le chiese, considerava come scismatici e scomunicati i sacerdoti che vi venivano spediti dalla capitale.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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