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      - E chi ha da confessarlo?
      - Chi? Qualcuno; se non c'è altri, quel frate che venne quassù a dir messa; ed è ancor in chiesa, chè non s'arrischiò di venir fuori.
      - Colui? è un eretico scomunicato, e non può confessare.
      - Qualcun altro dunque; il nostro Messere (così di quei tempi per antonomasia chiamavasi il parroco).
      - E dove andarlo a pescare, che si sta sfuggiasco in grazia di codesti manigoldi? E poi, un'altra cosa; c'è l'interdetto e non può confessare nemmen lui.
      - In punto di morte sì, può confessare in punto di morte, e ne ha confessati degli altri; non ti ricordi della Tona della Casetta? e di Giorgio del Mulino?
      - Va bene, ma questi birboni non sono in punto di morte.
      - Sì, che sono in punto di morte.
      - No, che non lo sono.
      Chi si dichiarò per l'uno, chi per l'altro dei due ragionatori, ed era a gridare a perdita di fiato: - Sì, no, si può confessarli, non si può. - Finalmente venne fuori una voce che definì la questione in modo che tutti si acquetarono.
      - Se appena confessati, - gridò uno, - noi li facciam freddi, in tempo che si confessano si può ben dire che sono in punto di morte, mi pare a me.
      - Sì, sì, è vero, presto a cercar del Messere.
      - E dov'è?
      - Stanotte ha dormito laggiù in casa del barcaiuolo.
      - Presto dunque, il barcaiuolo. Michele! Michele! - nessuno l'aveva veduto di tutto quel giorno.
      - Michele l'ho visto io, ch'è andato a Como insieme col suo figliolo, ieri a dì basso, - disse uno della folla.
      - Ma ha da esser tornato; poco fa ho visto io la sua barca che voltava la punta di Bellagio, - soggiunse un altro.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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