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      Ma l'abate, com'ebbe inteso da un corriere tutta quella manifattura, montò sulle furie contra il procuratore medesimo, e mandatagli a Varenna, dove questi s'era rifugiato, una carta di villanie, non che voler rimetterlo in posto, gli promise che l'avrebbe fatto pentire della sua codardigia di essersi lasciato metter sotto da pochi villani, dell'aver abbandonato vilmente il paese.
      Quanto ai poveri Limontini, non vi dirò se l'abate si struggesse d'andar loro addosso, di schiacciarli, di farne minuzzoli; ma anche i grandi non ponno sempre tutto che vorrebbero. In quei tempi turbolenti il prelato avea da tener l'occhio e le mani in più parti, e non potea metter insieme tosto tosto le forze necessarie per quell'effetto; dunque fece sembiante di nulla, e lasciò correr l'acqua alla china, aspettando il giudizio che dovea pronunziarsi a Bellano; giudizio ch'ei non dubitava punto gli avrebbe dati quei montanari a discrezione colle mani e co' piedi legati; salvo a lui in ogni evento, di acconciarli pel dì delle feste, tosto che gliene fosse venuto il destro.
      Lupo s'incamminò subito al castello del conte Oldrado, dov'era nato, dov'era atteso non solo dai parenti, ma dagli altri tutti con un'aspettazione affettuosa. V'era già arrivata qualche tempo prima la notizia del suo apparire in Limonta, e del suo adoperarsi per racquetare quel furioso ribollimento che vi avea trovato: nessuno però era uscito ad incontrarlo, quantunque molti lo desiderassero, perocchè il conte, il quale al primo sentore giunto lassù del baccano che facevano i Limontini, aveva fatto serrar le porte, calar le saracinesche, come se temesse d'un assalto, non vi fu verso che volesse permettere ad alcuno di uscirne anche dopo che tutto fu finito: paure in aria, perchè sebbene egli non godesse di quel favore di cui aveano goduto in tutti quei dintorni i suoi vecchi, era però tanta ancora la riverenza che si avea per quel nome, che nessuno sarebbe stato mai tanto ardito di dire a lui o ad alcuno de' suoi una parola torta.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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