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      - esclamò il cacciatore.
      - Sì, ma adesso, dicono che l'abate di S. Ambrogio, infuriato come un turco, giura e spergiura per tutti i santi e per tutti i diavoli che vuol fargliela pagare.
      - Dal detto al fatto c'è un bel tratto; la causa, a buon conto, s'ha a decider qui, per via di giustizia; se quel che si batte pei Limontini resta al di sopra, di' un po' che venga qualcuno a toccarli, chè tutto il lago di Como si leverà.
      - Si vede che sei giovane, il mio Lorenzino, - interrompeva il fornaio, - e non hai ancora imparato che la ragione alla fine dei conti è dei signori, e che gli stracci vanno sempre all'aria.
      - Ma quando poi siam tutti d'accordo, - insisteva il cacciatore.
      - Tutti d'accordo? mi fai ridere. Vedi là sulla piazza quelle quaranta lance? chi vuoi che li tocchi coloro? tutti vestiti di ferro che è come a dar su d'un sasso: gente disposta e risoluta a farsi sbudellare per amor di chi la paga, fosse il diavolo.
      - Ma, e noi altri?...
      - Noi altri ci siamo così come per un di più, così come uno spauracchio, e ci tengon qui dentro in chiesa, come vedi, chè non vogliono che andiamo in volta a far camerata insieme con quei di Bellano; ma se venisse il caso di dar loro addosso, credi tu che non faremmo anche noi la nostra parte?
      - Io no di sicuro, - rispondeva risolutamente il montanaro.
      - Bravo, bravo! - ripigliava il fornaio sorridendo, - se te l'ho detto che sei giovane! e dico di più, che se oggi quei di Mandello, per un paragone, tengono a partito quei di Bellano, domani, per modo di dire, quei di Bellano verranno a Mandello a far lo stesso con noi: oggi sono io il bastone, e tu sei l'asino; domani, l'asino sono io, e tu il bastone; ma l'asinaio che ha bastonato ieri, bastona oggi, e bastonerà domani, e dopo, e l'altro, e sempre, finchè durerà questo mondo.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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