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      Il nostro Lupo, dopo d'aver ricevuto con un suo tal garbo di modestia alquanto ruvidetta le carezze che gli fecer d'intorno i signori, uscģ fuori a prora e si mise cavalcioni sulla punta della nave, colle gambe spenzolate l'una di qua, l'altra di lą, godendo nell'abbassarsi della barca di sfiorar qualche volta l'onda co' piedi, e pił spesso di sentirsi spruzzar il viso e la persona come da una minuta pioggia; e intanto colle braccia intrecciate sul petto guardava le montagne, dalle quali era stato lontano tanti anni, affisava con una giocondģtą inesprimibile quelle punte, quei seni, quelle vallette serpeggianti, quei fieri e tremendi dirupi, quei luoghi tutti pieni delle memorie della prima etą, che aveano un nome noto, una sembianza soave, come il nome, come il volto d'un amico.
      Ambrogio, il padre di lui, stavasi seduto sul fondo della barca, e pensando alla propria beatitudine d'avere un figliuolo di quella fatta, un figliuolo del quale ogni gentiluomo, a parer suo, avrebbe avuto di che tenersene, tratto tratto se gli stringeva dappresso e gli dicea qualche dolce parola, alle quali dimostrazioni Lupo rispondeva per lo pił non con altro che con un'occhiata o con un sorriso.
      Quando furono alla punta di Morcate, Arrigozzo vedendo lampeggiare una nuvoletta sopra val Menagio, disse: - Vuol far temporale: su, da bravi! questi quattro colpi di lena, che possiam portarci a Varenna prima che ci arrivi addosso; - e il tonfo misurato dei quattro remi si fece tosto pił serrato e pił forte.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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