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      Michele ne fu spaventato, spiccò un salto, raccolse il remo per aria, lo tenne un momento fra le mani, lo guardò, e disse: - È il suo, - quindi lo depose soavemente al posto di prima.
      - Signore! - esclamò allora, - aiutatemi, tenetemi la vostra santa mano in capo, chè il nimico non mi tenti per farmi morir disperato e dannar l'anima; - e si rimise a vogare dicendo fervorosamente le sue divozioni.
      Pregava e pregava mandando innanzi a poco a poco la barca, ma intanto che le braccia coll'usato moto ora si raccoglievano al petto, ora se ne staccavano distendendosi su i remi; intanto che le labbra mormoravano le parole consuete, la mente dell'infelice riandava tutti gli anni della vita di quel suo perduto, da quando era bambino, poi fanciullo, poi giovincello, poi giovine fatto, fino a quel giorno: gli tornavano alla memoria le prime parole che aveva inteso balbettare dal suo labbro, parole che gli avean fatta sentire tutta la dolcezza del nome di padre; rammentava le speranze che aveva collocate, che aveva veduto crescere e maturare su quell'amato capo; gli ultimi pensieri di sostentamento, di riposo e di pace pei vecchi suoi anni, per gli anni della sua dolce compagna, composti in lui solo: rammentava la sua consolazione e il giubilo glorioso della madre, quando lo videro la prima volta raccorre alla riva la sua navicella, tornato dal primo viaggio che gli era stato affidato; rammentava i terrori che avea divisi tante volte colla sua cara donna quando la notte, udendo stormire il vento tra il fogliame dei castagni, si facevano insieme a una finestrella, e guardando giù il lago in fortuna venivansi interrogando: "Dove sarà ora il nostro Arrigozzo?


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





Arrigozzo