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      La fanciulla naturalmente umana e compassionevole, che avea vista la moglie del Pelagrua quando s'era rifuggita in castello, che aveva diviso colla madre la pietà inspirata da quella povera donna, fu subito tocca dalle parole del pievano, e insistette presso il padre perchè trovasse un ricovero a quello scaduto e alla sua famiglia.
      Pensate come dovessero essere accolte dal Conte quelle sollecitazioni, le quali tendevano niente meno che a metterlo nel rischio di rompere affatto coll'abate di S. Ambrogio, e questo in grazia d'una cosa che l'avrebbe poi per ristoro fatto venire in uggia anche a tutti quei di Limonta.
      Il povero uomo che non voleva con tutto ciò disdire apertamente alla sua figlia, andava accattando scuse e pretesti, balbettava, si storceva che pareva sulle spine; ma Ottorino, beato di poter compiacere alla fanciulla e gradire al padre di lei, si profferse volonterosamente d'allogare egli il Pelagrua, e, data la cosa già per fatta, ne ricevette da Bice in ringraziamento un'occhiata di così ingenua e lieta bontà, un'occhiata così serena e carezzosa, che il giovane se ne sentì scorrere la dolcezza per tutte le vene.
      Il curato di Limonta, tratto in disparte il giovane, credette dover suo d'avvisarlo di che pelo fosse l'uomo cui si disponeva a far del bene, certo che tali informazioni l'avrebbero dovuto mettere in guardia; ma egli un po' per quella baldanza naturale dell'età, un po' che non potea entrargli, che uno, il quale era stato, dirò così, benedetto dalla compassione di Bice, potesse durare ad essere tristo, quando lo fosse anche stato prima, non fece gran caso delle parole del prete; e non vedendo altro di meglio, si decise di indirizzare il suo protetto a Marco Visconti, il quale per amor suo non avrebbe mancato al certo di collocarlo in qualcheduno dei tanti castelli ch'ei possedeva.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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