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      Si risolvette di levarsi tosto per esser presta alla prima chiamata, di coglier solo il padre intanto che si facevano gli apparecchi e veder di condurlo al suo intento; colla risoluzione ben ferma di non seguirlo poi in nessun caso alla caccia a patto veruno per non disubbidire alla madre.
      Chiamò dunque Lauretta perchè la vestisse. Quella le pose indosso gli abiti da caccia apparecchiati la sera, e Bice, tutta ingolfata ne' suoi pensieri, o non se ne accorse, o non ne fece caso. Quando sentì la voce del padre, discese in un salotto dove lo trovò solo. Il Conte sorgendo incontro alla figlia: - Ormai tutto sarà in pronto, - le disse; - andiamo.
      - Io non son venuta giù che per salutarvi e per darvi il buon giorno, - rispondeva Bice imbarazzata.
      - Delle tue! pazzerella che sei!
      - No, - replicava essa, resistendo alla mano che voleva condurla fuori. - Lasciatemi qui un momento; sedete, diciam due parole fra noi.
      - Hai tempo di dirmene mille delle parole, non che due; quest'oggi alla caccia non saremo insieme tutto il dì? Ora giacchè sei stata tanto spedita, andiamo senza tener più a disagio chi ci aspetta.
      - V'ho detto ch'io non vengo, ch'io voglio rimanere in casa.
      - Ed io ti dico di lasciar da canto le baie e di non farmi la bambina.
      Intanto che succedeva questo contrasto, comparve nella sala Ottorino, e dopo le accoglienze consuete, chiestane licenza al padre, prese il braccio della fanciulla e la condusse fuori della sala in un cortile, dove la stava aspettando un palafreno. La fanciulla come affascinata non fece resistenza: le balenò bensì in mente l'idea della madre, ma come tornar indietro ora che s'era lasciata cogliere levata a quell'ora, con quell'abito? che cosa dire? che s'era mutata d'avviso? ma come? ma perchè? bisognava spiegarsi, dar qualche ragione, ed ella si sentiva vacillar la mente, e non aveva in quel punto neppur fiato di profferir una parola.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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