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      .. Del resto, non mi garban troppo tutti quei gran vanti che dài a Bice! è un tantino di slealtà verso la figlia di Franchino Rusconi, che, a quel che sento, è presa de' fatti tuoi che ne va pazza: basta, voglio che si stringa presto il parentado; così anche Como sarà più sicuramente dalla nostra. - Ottorino non rispose parola. - Mi viene in cuore un'altra cosa; dimmi, quel tuo conte del Balzo, è egli tuttavia guelfo spaccato, come quando era giovane?
      - Non si va più in là.
      - Fallo venir a Milano dunque, - diceva Marco: - in questi tempi, un gentiluomo facoltoso, d'una famiglia illustre, che parla di tutto per diritto o per rovescio, che pizzica del saputo in leggi e in decretali, ed è sempre stato guelfo fin nelle midolle, è la man del cielo: ingegnati di farlo venire.
      - Il caso è che voglia, ch'egli ha tanti rispetti, e mena una vita sì quieta fra' suoi monti!
      - Vorresti dire con questo, se l'indovino, ch'egli avrà paura di mettersi in una città tuttora ghibellina; ebbene, paura per paura, fagliene un'altra più grossa, e verrà: digli che una banda di arrabbiati si mette in viaggio per Limonta, e che vi farà il diavolo e peggio: che l'abate di Sant'Ambrogio tien per fermo ch'egli abbia favorita la rivolta de' suoi vassalli; infine dà la scacciata, e fagli pigliare il volo a questa volta.
      - Non vorrei, - rispondeva Ottorino esitando, - che per mia cagione avesse poi a incogliergli qualche male.
      - Come ti sei fatto timorato, cugino! - diceva Marco, affissandogli in volto gli occhi, - come sei tenero della bonaccia di codesto tuo amico!


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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