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      Il barcaiuolo tremava tutto; il cuore gli voleva balzar fuori del petto: buon per lui che non c'era tanto lume nell'andito da lasciare scorgere alle due guardie lo smarrimento degli occhi e del volto.
      - Che può mai essere quel fracasso? - dicevano fra loro i due soldati che tenevano in mezzo il nostro Michele. - Che il Bellebuono abbia inciampato?... che abbia smosso qualche cosa?... che vi sia qualcuno nascosto?... Andiamo a vedere?...
      - Andiamo! Ma no; ha detto d'aspettarlo qui... - A buon conto costui ce n'ha da render ragione.
      Intanto che facevano tali discorsi, al poco lume di qualche casa che ardeva ancora, videro il Bellebuono affacciarsi all'uscio dond'era entrato; e far un cenno al barcaiuolo: questi gli si fece vicino, ricambiò alcune parole sommesse, poscia levando la voce in modo da essere udito dai soldati, ai quali era stato lasciato in custodia: - Sicchè, - disse, la mia promessa io l'ho mantenuta, adesso tocca a voi a mantenere la vostra.
      Uscirono, si tolsero insieme gli altri due che eran rimasti al di fuori in sentinella, e si avviarono tutti verso il sagrato. Quando furono in un viottoletto, il barcaiuolo rimasto indietro alcuni passi coll'uomo, al quale le quattro lance continuavano ad obbedire come al loro capo, s'affaccendava a nettargli una manopola tutta sozza di sangue.
      - E che fa? - diceva sottovoce quegli a cui veniva prestato quest'ufficio, - piuttosto che l'esserne macchiato, l'esser netto di sangue sarebbe un indizio in una notte come questa. - susurrarono insieme qualche altra parola, e poi fermandosi su i due piedi, il barcaiuolo chiamò le quattro lance che andavano innanzi e disse: - Sentite; qui il vostro capo va giù un momento alla riva per deporre in barca questo non so che, che ha sotto al braccio, e tornerà subito.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





Michele Bellebuono Bellebuono