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      Allora Ottorino si mise a gridare: - Sant'Ambrogio, Sant'Ambrogio! - gli scoraggiati ripresero animo, i vincitori cominciarono a smarrirsi, a dar indietro; il nostro giovane tirava giù colpi spaventosi ruggendo come un leone; i suoi compagni, facendo anch'essi l'ultimo sforzo, lo aiutavano valorosamente: in un istante si mutò la faccia delle cose; due altri della fazione dei rossi furono gettati da cavallo; quelli che eran rimasti in sella, non avendo più un capo intorno a cui raccogliersi, scorrazzavano qua e là scompigliatamente, inseguìti e battuti sempre dagli avversari. contra i quali era ormai vana ogni difesa: allora il Vicario fece segno colla mano, squillò una tromba, e la zuffa cessò.
      Intanto che la turba gridava, batteva le mani, gettava in aria pannilini e berretti, facendo plauso e festa ai vincitori, fur visti sette od otto fra araldi, maestri ed aiutanti di campo, avventarsi a spron battuto addosso ad un cavaliere della fazione dei rossi e cacciarlo dallo steccato a bastonate col tronco della lancia; punizione che veniva inflitta, secondo le leggi de' tornei, a chi non cessasse dall'armi tosto che ne era dato il segnale.
      I combattenti che potevan reggersi in arcione o sulle loro gambe si presentarono innanzi al palco dei giudici, dove vennero ad uno ad uno chiamati per nome da un araldo, e dietro le testimonianze che ne rendevano di mano in mano gli ufficiali del torneo, venne giudicato che tutti s'eran portati virtuosamente da buoni e leali cavalieri; salvo che due, l'uno dei bianchi, cui fu dato carico d'aver ferito l'avversario in una coscia, correndo la lancia, che non era buon colpo, come quello che non istava fra le quattro membra, ed uno dei rossi, che fu accusato d'aver dato al cavallo.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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