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      Tornata poi tosto nella sala, mille volte in quella sera sentissi salir una fiamma al volto all'udir ripetere l'amato nome che era nelle bocche di tutti: ella allora diceva fra sè stessa: - È mio -; e un tenero orgoglio le sorgea voluttuosamente in cuore.
      Talvolta pensava pure a che duri termini fosse condotta; pensava al divieto fattole dal padre di mai più rivedere l'amato garzone, tornava colla mente a Marco; ma queste immagini si diradavano e svanivan tosto, vinte dalla piena del novello gaudio, come si sciolgono sotto la diffusa vampa del sole le nebbie della valle.
      Gloriosa, beata d'aver posto l'amor suo in così degna altezza, di sapersi prediletta da lui, ch'era cresciuto a tanta fama, in quei momenti non poteva immaginarsi una sciagura; l'animo della fanciulla era tutto aperto alla speranza, l'avvenire le sorrideva dinanzi, e la fantasia vi scorreva per entro popolandolo di mille sogni, di mille dorate chimere.
      I cavalieri e le dame convenute a veglia dal Conte, gli manifestaron la loro maraviglia ch'ei non si fosse lasciato vedere al torneo: parlandosi degli accidenti ivi occorsi, si venne a toccar la faccenda dell'occhio di Bronzin Caimo: in ogni altro tempo sarebbe stato un invitare il conte del Balzo al suo giuoco, chè dove era da piatire, da loicare, e' v'ingrassava; ma quel giorno avea tanto le lune a rovescio. che non ci fu verso di fargli pigliar caldo. Gli stava tutt'ora dinanzi il volto di Marco, gli sonavan nelle orecchie le sue parole, gli pesava sull'animo tutto quell'uomo: e la notizia del trionfo di Ottorino non aveva potuto operare in lui il miracolo operato nella figlia.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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