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      -. Intanto che il terribile cavaliere attraversava lo steccato, avvicinandosi sempre al padiglione dei tenitori, ella lo guardava spaventata, come il fanciullo che vede avanzarsi lenta lenta la fantasima nel buio pauroso della notte: ogni passo ch'ei dava pareva che le togliesse una porzione di vita; quando fu alla fine della carriera, ella non poteva quasi più riavere l'anelito; il suono dello scudo rovesciato sul suolo le rimbombò profondamente nell'anima, e le tolse per un momento il lume degli occhi.
      Il padre, che se ne accorse, pensò di cansarla da quel troppo duro punto, e presala per un braccio la veniva stimolando che si levasse per uscir di là; ma l'infelice, a cui l'aspettare lontana le novelle dell'affronto, con l'animo sempre volto al peggio, pareva ancora più insopportabile che non il vederne i casi cogli occhi propri, ricusò di seguirlo.
      - Non sai chi è lo sfidato? - diceva il Conte con voce alterata.
      - Lo so, è Ottorino - rispondeva risolutamente la fanciulla, che, ferma nel suo proposito, avea in quel punto raccolte tutte le forze dell'anima.
      - Ma le armi... - seguitava il padre balbettando, - ma la disfida...
      - Le armi sono appuntate e affilate, - tornava a dir Bice con volto fatto sicuro dalla disperazione; - la disfida è mortale, ho visto ogni cosa; ma non voglio levarmi di qui.
      Intanto Ottorino era uscito dalla tenda tutto armato di ferro dal capo alle piante; s'accostò al suo cavallo da battaglia tenutogli da Lupo, e con tutto quel peso addosso, messa una mano sull'arcion davanti, levò da terra un salto spedito e leggiero, ed entrò netto in sella.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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