Pagina (299/484)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Noi gli augureremo la buona notte, per tornare a Milano, e dire come quivi intanto si volgesser le cose.
      Tutti i paesi del nostro contado o soggetti immediatamente alla signoria dei Visconti, o sopra i quali essi conservavano l'alto dominio, eran tenuti, a grado dei principi, o a norma delle investiture, a prestazioni di danari, di derrate, d'opere, d'animali e d'uomini per la guerra: ma questi obblighi si adempivano più o meno, sì o no, secondo i tempi, secondo le forze e gli umori rispettivamente di chi comandava e di chi doveva obbedire; e accadeva spesso di veder un barone, un conte, un abate chiudersi nel suo castello; di veder un borgo, una terricciuola alzare i ponti levatoi alle sue porte, e ricever a colpi di balestra la gente mandata a riscuoter decime o pedaggi, a levar censi o gabelle, e angarie, e parangarie, e côlte e dazi e foderi e taglie e il diavolo.
      Azzone, ne' primi tempi del suo dominio, così poco ben voluto, e così debole com'era, per quanto s'industriasse e sudasse sangue per far danaro, non potè mai metterne insieme tanto da pagare interamente all'imperatore la somma promessagli per l'investitura; ma tosto ch'egli si fu riconciliato colla Chiesa ebbe tutto quanto poteva mai chiedere.
      I sacerdoti inviati dal papa scorrevano i paesi, i castelli del dominio, predicando perdono di croce a chiunque fosse concorso colla persona o coll'avere a difendere la città dal Bavaro scomunicato; e in un momento, dalle campagne in particolare, si versò in Milano vettovaglie, arme, danaro e gente; tanto che la città fu in ordine per sostenere un assedio.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





Milano Visconti Chiesa Bavaro Milano