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      - E qualcheduno t'avrà riconosciuto.
      - No, chè avea il cappuccio sugli occhi, e poi non ci si vedeva.
      - E i Tedeschi?
      - Furono cacciati indietro.
      - Da un branco di villani côlti alla sprovveduta? com'è possibile?
      Qui il castellano di Rosate si fece a narrargli per filo e per segno tutta la faccenda com'era ita.
      L'altro, al racconto della brava difesa fatta dai Limontini, sentiva nascersi quella stizza che prova un uccellatore contro i tordi che scappano dalla ragna e sono così ribaldi da non volersi lasciare schiacciar il capo per dargli gusto: - Canaglia! - sclamava, - birboni! ma sono stato io il goffo, io, che ho affidato tanto negozio ad un poltrone: sono stato io, e mi sta il dovere: or va che ti sei giuocata la tua fortuna. S'io diventava signore di Milano, non t'avrebbe fatto freddo mai più, e tu non saresti morto castellano di Marco.
      - Quanto a questo, poteva rischiare di farmi impiccare più alla spedita castellano del mio, - rispose freddamente il mariuolo; - ma che vale? già lo sapeva, che chi non risica non rosica, e però non mi sono risparmiato, e da me, come vi diceva, non è rimasto. Pensate voi, fra le altre cose ci avrei avuta tanta soddisfazione di poter sonarla a que' montanari birboni che mi vollero far quel mal giuoco a Limonta, e fu in grazia loro che ho dovuto sbrattar il paese dove stava a tutto agio e consolazione meglio d'un principe.
      Lodrisio si batteva la fronte con una palma, e andava ripetendo: - Mandarmi fallito un simil colpo! rovinarmi di siffatta ragione!


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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