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      - Quanto v'ha di bene, - seguitava il Pelagrua, - si è che nessuno sospetta di noi: la pratica è stata menata così sottilmente, per vie così coperte, per tali avvolgimenti, che... basta, non perchè ci abbia, avuto mano io, ma sfido il diavolo a trovarne il bandolo. Il pericolo l'ho corso io tutto quanto, e voi...
      - Sta a vedere, scimunito doloroso! - gridò Lodrisio interrompendolo, - che t'avrò anche a rifare i danni, e vorrai che abbia ad appiccare un voto perchè cadendo non mi sono scavezzato che le gambe, quando mi poteva anche fiaccare il collo. Via, levamiti dinanzi: domani sera uscirai per tornare al tuo castello di Rosate, che maladetto sia il momento che te n'ho cavato! Intanto fa di spiare intorno che cosa si pensi della faccenda di questa notte; prima di partire me ne avviserai: va, che alla prova mi sei riuscito un dappoco. Non mi resta più a dirti che una cosa: bada che non t'esca motto di tutto quello che è corso fra noi, o meglio per te se ti cascasse la lingua.
      - Quanto a questo, - rispose il Pelagrua, - dormite pure a occhi chiusi, gli è come se aveste parlato con quel muro colà: acqua in bocca, e non vi ho pur veduto.
      Partito il castellano di Rosate, Lodrisio rimase solo a digerire la rabbia che quel contrattempo gli avea messa in corpo. Egli avea conosciuto il Pelagrua a Rosate, poco tempo prima che Marco partisse pel Ceruglio, e, come si dice che i sangui s'affrontano, s'eran tosto accozzati, già s'intende, senza che nessuno uscisse del grado suo, l'uno come patrono, l'altro come cliente: diventati in un tratto carne e unghia, anima e cuore, s'erano accordati di aiutare a tutta possa le macchinazioni di Marco, avendo collocata ogni loro speranza d'ingrandimento nella riuscita di quelle.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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