Pagina (333/484)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      La moglie del barcaiuolo, a cui il dire della fanciulla era rivolto, fuor di sè per la maraviglia, per la compassione, per la dolcezza del sentir parlare de' suoi cari luoghi con quell'accento inspirato di mestizia e d'amore, cercava, singhiozzando anch'essa, di prender la mano della fanciulla; gliela prese finalmente, la trasse a sè con molle violenza, e v'impresse le labbra.
      Stettero alcuni momenti in silenzio: Bice sola non piangeva; la sovrabbondanza medesima dell'affetto le faceva intoppo alle lagrime che stavano per prorompere. Alla fine, al cader di quel fisso entusiasmo che l'avea rapita, si sentì tutta intenerire, strinse alla vecchia la mano che tenea la sua, e le disse un'altra volta: - Addio, raccomandatemi al Signore; - e intanto che quella usciva, corse in braccio alla madre, nascose la faccia nel seno di lei, e l'inondò di lagrime infocate.
     
     
     
      CAPITOLO XXIII
     
      Tosto che s'intese il suono d'un corno dar il segnale della partenza dei Limontini, Bice, frenate le lagrime, asciugatisi gli occhi, ricomposto il volto, s'affacciò ad un verone che rispondea sulla via, ed il padre e la madre le tenner dietro. Fu visto uscire dalla porta lo stendardo colla cicogna, fu visto uscirne il curato e quindi i suoi popolani a due a due, incamminandosi tutti verso la postierla d'Algiso. Il barcaiuolo e la sua donna chiudevan la fila; Marta, levando il capo per salutare i signori, rimase dolcemente maravigliata di veder Bice tutta rinvenuta, accompagnar cogli occhi la piccola truppa che s'andava sfilando.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





Bice Limontini Bice Algiso Marta Bice