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      - Non è nulla, - tornava a dir quel primo; - son sette persone ben armate; di che volete che abbiano ad aver paura? - e seguitava pure a spinger i cavalli di carriera, come per allontanar lei dal luogo dell'affronto e metterla in sicuro, ripetendole ch'ell'era stata affidata particolarmente a lui, e guai alla vita sua se le fosse incolto qualche sinistro.
      Di lì a poco s'acquetò ogni rumore, ed essi fecero il passo più onesto; Bice volea pure intender la fine di quel tafferuglio; volea parlar con Ricciardino, sentir da lui che era stato: l'altro scudiere, che le veniva al fianco, dopo essersene fatto pregare un pezzo, voltò indietro il cavallo; ma tornò poi tosto correndo con aria spaventata, ad annunziare che tutta la scorta era stata dispersa, e che i ladroni si mettevan sulla loro traccia; e così dicendo fece voltar subitamente le cavalcature per certe traverse che mettevano in un bosco.
      Su e giù per sentieri perduti, per lande, per macchie, viaggiarono tutta notte; e il termine non dovea però esser lontano più che un'ora dal luogo dell'ultima levata: le donne, già atterrite dal primo successo, si conturbavano sempre più di quel tanto andar senza giungere, ma i guidatori con gran modestia d'atti e di parole pregavan Bice a star di buon cuore, chè in quella confusione avean fallata la via, ed eransi poi smarriti nel bosco; volesse perdonare, e non darne loro aggravio in faccia al suo sposo; che ormai avean potuto raccapezzarsi, e fra poco sarebbero stati a Castelletto.
      Oh! se le poverette avessero saputo dov'eran avviate, e in che mani si trovavano!


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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